INTOLLERANZA AGLI ALIMENTI: UNA NOTA SU ALLERGIE ALIMENTARI (AA) ed INTOLLERANZE ALIMENTARI (IA)

Dott. Giancarlo Fuzzi
Dott. Giancarlo Fuzzi
Giancarlo Fuzzi, specialista in Biochimica e Chimica Clinica.
Referente per la Medicina di Laboratorio presso l’ Istituto Fanfani.

INTOLLERANZA AGLI ALIMENTI: UNA NOTA SU ALLERGIE ALIMENTARI (AA) ed INTOLLERANZE ALIMENTARI (IA)

(Redatto dal Dott. Giancarlo Fuzzi, specialista in Biochimica e Chimica clinica)

Le intolleranze alimentari e le allergie alimentari sono correlate a patologie di grande attualità e la tematica è molto sentita sia nella popolazione generale che nella classe medica.

Trattandosi di un tema molto discusso, si è creata molta confusione non solo nella terminologia ma soprattutto nell’inquadramento e nell’approccio diagnostico; in particolare, per quanto riguarda i percorsi diagnostici, si sta assistendo negli ultimi anni ad una crescente offerta di metodologie diagnostiche non scientificamente corrette e validate.

Infatti, si fa (ancora) molta confusione nella distinzione fra ALLERGIA ALIMENTARE (AA) ed  INTOLLERANZA ALIMENTARE (IA).

In generale, c’è talvolta molta disinvoltura nella divulgazione di argomenti specialistici (soprattutto sul web) ed una certa leggerezza nel considerare come autorevoli informazioni che spesso non provengono da fonti accreditate e che non sono frutto di studi scientifici adeguati.

Per questo motivo è opportuno fare chiarezza nel campo delle allergie e delle intolleranze alimentari, considerata la crescente incidenza delle reazioni avverse agli alimenti che colpiscono molte persone.

 DIFFERENZA FRA ALLERGIE E INTOLLERANZE ALIMENTARI

“Allergia” ed “Intolleranza” alimentare sono due disturbi nettamente distinti sia per quanto riguarda la sintomatologia sia per quanto riguarda la relativa diagnosi.

Si tratta di disturbi definiti come “reazioni avverse al cibo”, ossia condizioni che determinano una sofferenza generale dell’organismo o di suoi particolari distretti a seguito dell’ingestione di un determinato cibo.  Le “reazioni avverse al cibo” vengono distinte in tossiche e non tossiche: le reazioni tossiche o intossicazioni alimentari dipendono dalla dose di una determinata sostanza nociva ingerita e possono essere dovute a sostanze chimiche aggiunte ai cibi (additivi, insetticidi, fertilizzanti, antibiotici, metalli), a sostanze naturalmente presenti negli alimenti (micotossine, veleni naturali contenuti in piante, animali, funghi ecc.) oppure a processi industriali o processi di lavorazione errata del cibo, come nel caso di botulino o dello Stafilococco aureo. Le reazioni non-tossiche non dipendono dalla dose assunta ma da una suscettibilità individuale ad uno o più alimenti.

Queste reazioni avverse si dividono ulteriormente in allergie ed intolleranze.

  • Le allergie alimentari (AA) sono reazioni del sistema immunitario, di solito immediate e localizzate, dirette contro sostanze normalmente innocue come il cibo o i componenti alimentari.Queste reazioni innescano la produzione di immunoglobuline, soprattutto di classe IgE, che determinano il rilascio di molecole come l’istamina, le quali provocano una serie di reazioni quali orticaria, dermatite atopica, nausea, prurito, gonfiore alle labbra, rinite, difficoltà respiratorie, fino a reazioni sistemiche gravi che conducono allo shock anafilattico. Si presentano quindi reazioni immediate, sistemiche e intense, potenzialmente anche mortali.
  • Le intolleranze alimentari (IA) sono reazioni avverse al cibo che provocano alcuni sintomi simili all’allergia ma che sono generate da meccanismi differenti. Si dividono in intolleranze IgG-mediate e non IgG-mediate. Le intolleranze alimentari IgG-mediate sono rappresentate dalle intolleranze agli alimenti caratterizzate dalla presenza di anticorpi di classe IgG diretti contro i componenti presenti nel cibo. Per ottenere un sollievo dai sintomi, viene solitamente consigliata al paziente una dieta di eliminazione, per un periodo TEMPORANEO, dei cibi associati ad alte concentrazioni di anticorpi IgG. Le intolleranze alimentari “non IgG-mediate”  possono essere di tipo enzimatico (determinate dall’ incapacità di metabolizzare alcune sostanze presenti nell’ organismo), farmacologiche (determinate da iper-reattività nei confronti di sostanze presenti in determinati cibi), da additivi (provocate da sostanze usate per migliorare l’ appetibilità o conservazione del cibo, per esempio coloranti, conservanti, addensanti..ecc).

Pertanto, la principale differenza tra allergie e intolleranze alimentari risiede nel fatto che nelle ALLERGIE si ha un’ipersensibilità di tipo I, mediata dalle IgE e da componenti cellulari primari quali mastcellule (verso le quali le IgE hanno elevata affinità) e/o granulociti basofili, in risposta a determinati allergeni.

Le allergie alimentari (AA) sono ritenute comuni ma hanno in definitiva una bassa incidenza; la percezione di AA nella popolazione tende ad essere pari al 20%, mentre l’incidenza reale del fenomeno interesserebbe circa il 4,5% della popolazione adulta e fino al 10% circa della  popolazione pediatrica.sono molto diffuse: sebbene oggi sia appurato che molti di coloro che pensano di avere delle intolleranze alimentari hanno in realtà delle alterazioni intestinali,  si può ipotizzare che il 20% della popolazione “occidentale” ne sia affetta.

I TEST PER DIAGNOSTICARE LE INTOLLERANZE ALIMENTARI

L’adozione su larga scala di abitudini alimentari e stili di vita incompatibili con un buono stato di salute e la difficoltà di definire in modo chiaro ed univoco le intolleranze alimentari, hanno portato negli ultimi anni alla diffusione dell’idea che la maggior parte dei disturbi fisici, a volte anche psichici, possa essere dovuta ad una qualche forma di intolleranza o comunque di ridotta tolleranza al cibo.

A ciò è seguita una vera e propria moltiplicazione di test diagnostici non scientificamente validati che promettono di individuare l’intolleranza risolvendo così ogni problema di salute.

Ad oggi mancano sufficienti dati scientifici che convalidino test molto conosciuti quali il “test citotossico”, per non parlare di alcuni test “esoterici” come i test “elettrodermici” (Vega-test, Sarm-test, Bio-strenght test) molto utilizzati nel corso di questi anni, ma quasi mai all’ interno dei laboratori di analisi o degli studi medici.

Altri esempi sono: la kinesiologia applicata, il DRIA test, l’elettroagopuntura, la biorisonanza e l’iridologia.

Il test diagnostico per le intolleranze alimentari che sta ottenendo crescente consenso, quanto meno per la sua riproducibilità, è il test per la determinazione degli anticorpi di classe IgG totali.

Questo test è utile se eseguito con tecniche opportune e controllate e, non ultima cosa, se erogato a pazienti selezionati su base clinica. Ogni risultato ottenuto con questo test, così come quelli ottenuti con i test convenzionali per la diagnosi di allergie alimentari, deve essere verificato e confermato mediante una dieta di eliminazione seguita da un test di provocazione (reintroduzione dell’alimento per conferma).

 

IL TEST ESEGUITO PRESSO L’ ISTITUTO FANFANI

Presso il nostro Istituto è eseguibile il test prodotto da Euroimmun AG (Lubecca – Germania), di cui è riportato a seguire un fac-simile di referto.

Il test consiste in un normale prelievo di sangue ed è volto a valutare la/le intolleranze ai diversi alimenti attraverso la determinazione nel siero, con metodica di “immunoblotting”, delle immunoglobuline di tipo IgG dirette contro specifiche sostanze alimentari.

E’ possibile indagare su un pannello fisso di 108 alimenti, per ciascuno dei quali viene definito il valore quantitativo di IgG determinate ed un correlato grado di reazione.

I risultati ottenuti non devono essere utilizzati direttamente per apportare repentine modifiche alla dieta: la sola presenza di anticorpi non è sufficiente ad indicare una malattia, ma occorre che ci siano sintomi associati.

E’ vivamente consigliato di non effettuare autodiagnosi, ma di consultare un medico specialista che possa prendere decisioni volte a migliorare lo stato di salute; la valutazione della significatività clinica del test è infatti di stretta pertinenza del medico curante, ovvero è solo il Curante, oppure lo Specialista della nutrizione, che è in grado di suggerire il corretto percorso di eliminazione di un alimento dalla dieta ed il suo successivo recupero.

Quindi, qualora si risulti “positivi” ad una o più sostanze è consigliabile, sempre sotto sorveglianza medica, eliminare dalla propria dieta l’ alimento per un periodo che dipende dal grado di reazione riscontrato. In seguito, sempre sotto sorveglianza medica, l’alimento potrà gradatamente essere reintrodotto.

L’eliminazione ha come obiettivo quello della “disintossicazione dell’organismo” ed in particolare permette di ottenere la perdita del cosiddetto “effetto memoria” da parte del sistema immunitario. Infatti, le intolleranze alimentari non sono perenni; normalmente, dopo un periodo di astinenza, gli alimenti risultati “positivi” potranno essere reintrodotti nella dieta; successivamente, evitando assunzioni quotidiane che potrebbero facilitare un nuovo accumulo di tossine nell’ organismo, l’alimento potrà poi essere mantenuto.

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